
Il maestro Giorgio Albertazzi continua a dispensare la propria arte anche a 90 anni. Uno che ha scelto il teatro perchè “la tv era troppo facile per dare soddisfazione” e che continua a lavorare perché fondamentalmente rimane un piacere troppo grande per accettare l’idea di abbandonare le scene. Si potrebbe ripercorrere la sua carriera ripetendo tutte gli spettacoli che l’hanno visto protagonista e/o regista, ma per rendergli giustizia è meglio rinnovare l’invito andarlo a vedere nei prossimi appuntamenti in cui calcherà il palcoscenico il mattatore nato a Fiesole il 20 Agosto 1923. Ci limitiamo a riportare alcuni dei suoi aforismi: frasi che fanno capire la persona, il personaggio, l’istrione capace di modellare se stesso come un guanto per rendere credibile ogni interpretazione.
Raccolta di frasi di Giorgio Albertazzi
La felicità è più che altro un’utopia, un desiderio
Se non ci fossero le donne, la vita sarebbe come una stanza chiusa senza finestre. Noi uomini siamo molto più grezzi. Ecco, la donna è una finestra che si apre.
Ci sono pochi modi nella propria esistenza di sfiorare l’eternità, uno è il sogno.
Essere vuol dire desiderare, mentre l’avere, si sa, non è certamente frutto di felicità.
La grande performance artistica è anche estetica, ma il momento più alto è quando fai qualcosa che non ti aspetti da te stesso, come se ci fosse una sorta di disidentificazione eppure tu sei lì e ti sorprendi quasi fino a spaventarti di ciò che stai creando.
Aveva ragione Benito Mussolini quando diceva che gli italiani sono ingovernabili. Sono impossibili, perché sono individualisti, ma poi nemmeno tanto, perché hanno bisogno di un complice e , aggiungerei, anche di un padre. Sono fantasiosi, ma nello stesso tempo sono completamente indisciplinati.
Io non sono credente, come non lo era Kafka
La felicità è vivere e io sono per la vita