In vista della 76esima edizione, la cui messa in onda è prevista per fine febbraio, il Piccolo Teatro Arcadia di Roma ha avuto la brillante idea di proporre uno spettacolo che ripercorre, in maniera snella e divertente, la storia del sempre seguitissimo Festival di Sanremo, inserendo anche alcuni momenti di riflessione su temi importanti della Storia nazionale.
I cambiamenti della kermesse canora nel corso del tempo, infatti, rispecchiano quelli stessi della nostra società: come sottolineato dalla narratrice e presentatrice fittizia Lucia Salfa, se al debutto del Festival nel 1951 in radio (e poi in TV nel 1954) il popolo italiano era ancora semplice e abbastanza povero, ma ancora educato, con il giusto spirito per rialzarsi dopo una guerra devastante e con dei valori, con il passare degli anni questi ultimi si sono persi per lasciare spazio a un mondo che rende prioritaria l’apparenza e la celebrità.
Per questo motivo durante lo show vengono ricordate sia edizioni del Festival e brani degni di nota (ad esempio, quello dedicato alla lotta al terrorismo di Fabrizio Moro e Ermal Meta Non mi avete fatto niente, che nel 2018 valse al duo il primo posto), sia altri accadimenti che, per la dignità del programma, sarebbe meglio dimenticare: fu davvero imperdonabile il modo in cui nel 1967 si cercò di mettere a tacere la questione del suicidio improvviso del cantautore Luigi Tenco in un albergo durante proprio lo svolgimento della manifestazione, la quale non solo non venne interrotta ma non venne dato neppure un saluto dignitoso al grande artista. Che dire poi delle voci cattive che giravano sul conto di Mia Martini sul fatto che ella portasse sfortuna? Il Piccolo Teatro Arcadia, invece, ha voluto renderle omaggio con l’esecuzione di Almeno tu nell’universo, con cui Mia gareggiò e vinse il Premio della Critica nel 1989: stavolta l’onore di interpretarla è spettato al mezzosoprano Marcella Foranna che, di tanto in tanto, ha intervallato la narrazione principale cantando brani iconici del Festival e non solo: una riproposizione particolare è stata quella dedicata a Meraviglioso, un testo che venne scartato poiché considerato troppo scabroso per poter salire all’epoca sul palco sanremese, ma che comunque Domenico Modugno riuscì a rendere di successo.
Sono svariate, del resto, hit divenute intramontabili che, al contrario, nella Città dei Fiori non furono apprezzate e si classificarono nelle ultime posizioni, ed altrettante quelle che vinsero o arrivarono sul podio ma di cui oggi nessuno ha più memoria. Ma ciò che Aspettando Sanremo ha voluto comunicare al pubblico intervenuto, è proprio il senso di effimero che aleggia in realtà attorno a tutto il complesso macchinario organizzativo rimesso in moto ogni inizio anno per preparare il nuovo Gran Galà in diretta dal Teatro Ariston.
A prescindere dalla qualità delle nuove canzoni, però, sicuramente il Festival di Sanremo rimarrà ancora a lungo un evento capace, almeno per pochi giorni, di destare l’attenzione e di unire tutta l’Italia.
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