Da Lucca Collezionando ai Sessantacinque anni di Zagor.
A Lucca Collezionando, edizione 2026, vera e autentica “isola felice” per tutti gli appassionati e per i collezionisti del vastissimo panorama fumettistico, abbiamo incontrato il disegnatore bonelliano Nando Esposito nelle diverse roccaforti zagoriane che della manifestazione lucchese sono degli autentici punti di forza. Approfittando che nel mese di Giugno, il prestigioso eroe dei fumetti bonelliani, Zagor Te Nay, più notoriamente chiamato Zagor, arriverà al prestigioso traguardo dei sessantacinque anni di vita e sarà un grandissimo successo, vista la maestosità e la grandezza di questo grande personaggio, eroe e paladino della legalità al pari degli altri grandi supereroi che spopolano su tutti i nostri fumetti, insieme a Nando, persona simpaticissima e davvero molto brava, abbiamo scambiato diverse opinioni sul delicato momento che attraversa il nostro mondo preferito e tratto diverse considerazioni, tutte molto interessanti.
Grazie Nando, per essere qui con noi, qual’è stato il tuo primo approcio con il mondo del Comics?
Il mio primo fumetto è stato Zagor, era sul letto di mio Zio senza la copertina e con molte pagine mancanti. Ma questo è bastato per ammaliarmi. Era un mondo nuovo ed appassionante che mi ha riempito l’esistenza. In quei tempi vivevo in Svizzera ai confini con la Francia e laggiù i fumetti abbondavano per fortuna. Iniziai ad avvicinarmi alla “nona arte” in maniera del tutto naturale, avevo scoperto Zagor durante le vacanze estive Italia dove con i miei genitori ero solito trascorrere due mesi all’anno. Tornato in Svizzera, cominciai ad esplorare i grandi magazzini nel reparto fumetti e da qui iniziai a collezionare tutti i tipi di Albi che vedevo. La Svizzera era la patria dei cartonati, si potevano trovare in tutte le librerie, unitamente alle piccole pubblicazioni ed i tascabili che venivano chiamati “poche”. In quel periodo leggevo veramente di tutto, compresi i fumetti Marvel.
Raccontaci la tua carriera fumettistica ed il tuo approdo in Bonelli…
Il mio approccio con l’editoria è stato abbastanza travagliato, all’epoca non eisteva internet e recarsi nelle varie città per cercare lavoro è stata una vera avventura. Disegnavo ormai da anni ed avevo raggiunto un certo livello ai miei occhi, pertanto iniziai a bussare in tutte le porte del settore. Frequentavo anche le fiere dove ricevevo molti consigli dai professionisti e pian piano cominciai a vedere i risultati. Dopo vari estenuanti tentativi, cominciai a perdere le speranze, stavo anzi per lasciare tutto quando un evento fortuito mi diede una scintilla di entusiasmo! Era l’anno 1978 ed ero a Milano in compagnia di una mia amica del posto che gentilmente mi accompagnava in tutti i miei tentativi: per sbaglio, nella mia lista avevo annotato un indirizzo un pò… equivoco e mi ritrovai a bussare alla porta della “Edifumetto” (famosa, all’epoca, “Editrice Squalo”). Capii subito che avevo sbagliato indirizzo, visto che sulle pareti della redazione erano affissi centinaia di disegni inequivocabili. Quella situazione fu abbastanza esilarante, fino all’arrivo del direttore di produzione, che su due piedi si propose di assumermi. In quel periodo vivevo con i miei e spiegai che non era proprio possibile accettare, ringraziando comunque per il loro interesse. Nonostante la ricerca si fosse conclusa con un nulla di fatto, quell’episodio mi incoraggiò ad andare avanti nei miei tentativi; trascorsero alcuni mesi di nuovi ed inutili abboccamenti, fino a che non incontrai Gianni Bono che in quel periodo voleva produrre una nuova rivista, iniziai a disegnare nel suo studio, all’ “Epierre” per una lunga settimana di prova, trascorsa la quale, il Sig. Bono mi parlò con franchezza dicendomi che avevo ancora molte lacune ma invitandomi a continuare e gentilmente mi salutò, rimborsandomi persino le spese di viaggio. Sulle ali dell’entusiasmo, sempre seguendo i consigli di tutti coloro che incontravo durante i miei vari pellegrinaggi, finalmente la fortuna mi sorrise. Correva l’anno 1988, l’entusiasmo iniziava a scarseggiare ma feci un ulteriore tentativo che all’epoca poteva sembrare assurdo, disegnare Topolino! Mi recai alla sede della Disney Company Italia dove feci la conoscenza dell’uomo del mio destino, Carlo Chendi. Dopo una accurata disamina della mia produzione, amabilmente apostrofò i miei disegni come “seriosi” perchè a suo dire, lui si occupava di disegni “comici” e mi disse che di queste cose si occupava un suo caro amico. Così ci recammo subito nella stanza adiacente, dove feci la conoscenza di un omone affabile dal tono simpatico che mi tese la mano e mi accolse molto bene: quell’uomo era Alfredo Castelli! Fu il mio giorno fortunato, il buon Alfredo, dopo aver visionato il mio portfolio, mi disse che stava cercando nuovi disegnatori pe una testata che stava nascendo: “ZONA X”. Cominciò così la mia grande ed entusiasmante avventura in Sergio Bonelli Editore!
Quali sono le fasi chiave della tua giornata lavorativa, come vedi il tuo Zagor e che particolarità ha, oltre che in quale contesto lo preferisci?
Quando devo iniziare una tavola, mando giù degli scarabocchi dopo aver tracciato la gabbia delle sei vignette su di un foglio A4. Realizzo tutto in miniatura, gli scarabocchi mi sevono per il ritmo narrativo e per armonizzare le inquadrature. Dopo, passo agli schizzi su carta, dove realizzao singolarmente ogni vignetta. Poi, con il tavolo luminoso passo gli schizzi in bella sul cartoncino formato A3. Terminata la matita completa, passo all’inchiostratura con il pennello brush pen e pennarello. Quando disegno Zagor, ho sempre di fianco a me un albo di Ferri, lo faccio da anni per cercare di proporre qualcosa di alternativo, ma sempre con l’idea di non allontanarmi mai dalla matrice originale. Cerco inoltre di capire il carattere del personaggio che mi è sempre sembrata l’operazione più complessa, cercando di immedesimarmi e di non snaturare la sua essenza. Zagor lo preferisco nel suo habitat naturale e vorrei vederlo più spesso su di una liana, anche se ultimamente questa parte ginnica mi è stata preclusa da molti anni anche per la scelta da parte di alcuni autori che evidentemente prediligono una versione più realistica, riducendo ai minimi indispensabili le sequenze in questione. Per me, ogni contesto è buono se narrato bene, a me personalmente piace lo Zagor dei boschi a contatto con i nativi, le sequenze d’azione per il mio modo di vedere sono importantissime, prediligo lo spettacolo ad ogni costo, cercando di far muovere Zagor in maniera agile ed elegante come faceva il grande Ferri.
A quali autori ti sei ispirato per la realizzazione del tuo Zagor?
Il mio Zagor ha le sembianza di quello del Maestro Ferri, ovviamente, per la ragione che ho già menzionato e che è la stessa filosofia che ho adottato per tutti i personaggi che ho disegnato, che consiste nello snaturare il meno possibile il mio personaggio. Io stesso sono stato un lettore e so benissimo la delusiaone che si prova quando il personaggio del cuore veniva disegnato da artisti che non lo raffiguravano fedelmente. Ricordo che non riuscivo più ad immedesimarmi nel protagonista ed alcune volte perdevo addirittura la voglia di leggerne la storia; prendiamo l’Uomo Ragno come esempio, di cui ne ero un assiduo lettore, quando nell’albo disegnavano artisti che non riuscivano a raffigurare in modo somigliante il volto di Peter Parker, rimanevo deluso e non vedevo l’ora che ritornasse a disegnare John Romita. So che non bisognerebbe essere così esigenti, ma la verità è che vorremmo vedere sempre al lavoro i grandi artisti che attraverso la loro interpretazione, disegnassero uno Zagor non proprio come faceva Ferri ma perlomeno una alternativa efficace, quanto riconoscibile!
Dal tuo esordio ad oggi, che cosa è cambiato e che cosa cambieresti oggi rispetto a prima?
Il pubblico è cambiato ed è cambiata anche la narrazione. Oggi i dialoghi e le vicende non sono più così verbosi, si privilegia di più un linguaggio fatto di sintesi ed i disegni nelle inquadrature sono molto più complessi non solo nelle vicende statiche ma anche nei dinamismi. Sia la sceneggiatura che il disegno hanno subìto nel tempo, come è giusto che sia, le influenze di tante letture acquisite negli anni.
Qual’è il tipo di scenografia che ti ha sempre affascinato di più?
Non saprei, anche perchè cerco sempre di trarre il meglio da ognuna. A volte mi capitano sceneggiature che sottovaluto ma che poi si rivelano divertentissime per la possibilità che danno di poterle gestire al meglio, o viceversa, alcune le ritengo esplosive e poi per i problemi legati alla gestione delle inquadrature, non si riesce a trarne quello che avrei poi voluto!
Parlando di fumetti digitali, secondo te hanno successo oppure sono da considerarsi un ripiego, rispetto alla bellezza del fumetto e del suo profumo cartaceo? Cosa pensi delle edicole che pian piano stanno scomparendo?
Ho sempre pensato che la tecnologia non va daccordo con il fumetto: per me il fumetto deve essere cartaceo, visto che faccio parte della vecchia generazione che ama collezionare, ama spulciare in biblioteca e magari rileggersi una vecchia storia. Il digitale offre enormi possibilità e quantità di letture immediate, ma il troppo stroppia. Oggi vedo in rete molto materiale, ma per me il bello era anche l’attesa e la pazienza che c’era per attendere le uscite. Questo dava più valore all’albo o al nuovo episodio che aspettavi con ansia, mi recavo in edicola e si verificava un rito che oramai è diventato quasi un lusso. Il mondo va troppo di fretta e persino i grandi eventi editoriali hanno la durata di un lampo!
E se ti dico“AI” Intelligenza artificiale, cosa ne pensi?
Penso che sia un disastro e credo che a breve vedremo in rete molto più materiale farlocco di qualsiasi epoca, una invasione di dilettanti allo sbaraglio in cerca di likes ci sommergerà ed inflazionerà qualsiasi personaggio, convertendo in versione prerealistica, ogni copertina. Se ci appare come un supporto, non doveva essere alla portata di tutti, anzi avrebbe dovuto essere come la tavoletta grafica che dovevi acquistare a costi significativi. Darla in pasto, così a tutti, secondo me si rivelerà una vera e propria ecatombe. Alcuni artisti professionisti già la usano e per le inquadrature è ancora ingestibile, a parte l’incremento a dismisura nei dettagli e nella fedeltà maniacale nelle anatomie, non vedo altro. Sicuramente, le nuove generazioni di AI, innalzeranno sicuramente il livello dei dettagli e abbrevieranno i tempi di esecuzione, ma si avrà la difficoltà di valorizzare ed identificare i grandi artisti in un panorama globalizzato dove il vero talento e tutti i meriti, andranno a chi riuscirà a gestire al meglio una macchina e questa secondo me, non è più arte!
Qual’è il tuo grande autore di riferimento a cui ti ispiri e l’amicizia artistica più prolifica nella realizzazione del tuo Zagor?
Ovviamente in modo più preponderante, il grande Gallieno Ferri, ma molto altri autori hanno influenzato e accompagnato la mia formazione artistica. John Romita, John Buscema, Josè Luis Garcia, Lopez Gene Colan, Jack Kirby e tantissimi altri.
Quale sarà la tua prossima uscita e (senza spoilerare) cosa uscirà in futuro?
Sono al lavoro su di una bella storia che prevederà l’uscita di due albi, anche se non so quando arriveranno nelle edicole. Posso solo anticipare che l’antagonista a livello grafico, reggerà la scena al pari con Zagor.
Lucca Collezionando diventa sempre più bella e sempre più intrigante, cosa aggiungeresti in questa maestosa (e vera) Fiera del Fumetto, per renderla ancora più accattivante?
Non saprei dire, per me quest’anno è stata la prima volta e l’ho trovata entusiasmante con grandi artisti, grandi eventi, calore umano e bisboccia a volontà, cosa poter chiedere di più!
La prossima Fiera a cui interverrai?
Purtroppo questo sarà basato su eventuali inviti, che se ci saranno verranno annunciati sulla mia pagina, per adesso nulla all’orizzonte.
Una citazione storica da te preferita…
“Che vi dicevo? Zagor vive… e corre già nella sua foresta, libero e invincibile come sempre! (Tratta da: L’Ultima Vittima)
Per finire, un pensiero a Gallieno Ferri.
Grazie Maestro, per tutte le emozioni lette e vissute!
Ti ringraziamo tanto, Nando, per essere stato con noi, speriamo di poterti riabbracciare molto presto e di poter parlare nuovamente del nostro mondo!