La stagione autunnale ispira un moto di ricerca espressiva per il fotografo. In questo periodo gli elementi naturali assumono toni e intensità caratteristiche, piacevolmente soffici al pensiero. Uno in particolare ha per me significati di profonda riflessione: la poesia dell’acqua.
Acqua
Eterno movimento, instancabile. Vaporizza, condensa, scorre. La ragnatela cattura l’umidità notturna e la trasforma in rugiada. La rugiada cade nel terreno. Si trasforma in ruscello, fiume, oceano. Nel suo flusso infinito nutre e trasforma. Dona la vita.

L’uso di un incipit poetico, per iniziare a parlare di fotografia, è una scelta impegnativa. In effetti serve per avvicinarsi al soggetto con la mente di un poeta, di un artista. È uno spunto distante da un semplice approccio fotografico tecnico. Dunque, una volta stabilito questo stato d’animo, il nostro senso artistico prenderà il sopravvento e, lasciandolo esprimere liberamente, potrà migliorare il risultato finale.

L’acqua è l’origine della vita. Non ha contorni statici, è sempre necessario un contenitore, di cui assume rapidamente la forma. Di conseguenza fotografare l’acqua e come una pratica meditativa, un esercizio di visione profonda per qualsiasi fotografo. Le foto scattate con questa predisposizione interiore potranno raccontare una storia che parla di noi. Attraverso l’elemento naturale, la scelta fotografica applicata ha il compito di tracciare i segni della comunicazione visiva. L’immagine risultante è determinata dall’insieme dei fattori oggettivi e soggettivi. I parametri impostati per la ripresa – messa a fuoco, apertura del diaframma e velocità dell’otturatore – sono il nostro mezzo per scrivere il messaggio. Come sempre poi attenzione e costanza saranno in nostro allenamento a produrre buoni risultati.
Movimento e poesia

L’acqua non è mai quieta. Anche quando sembra immobile, le sue particelle sono in costante movimento. Nella ripresa fotografica la scelta del tempo di esposizione è quindi un fattore determinante: a seconda della sua durata permette all’acqua di creare forme, effetti visivi e disegni. È qui che dobbiamo esercitare immaginazione e pre-visualizzazione per comporre la poesia dell’acqua.

In altre parole, l’occhio umano non è in grado di vedere il risultato finale del movimento durante l’esposizione finché non è stato fermato dal sensore. In pratica, un’esposizione breve può mostrare soltanto un momento fotografico statico, mentre un’esposizione prolungata permette all’acqua di “scrivere”, tracciando scie e disegni; ogni singolo punto di luce può essere la matita per un divertente scarabocchio o un pennello che trasforma un fiume in un velo lucente. Siamo noi stessi che possiamo concedere all’acqua la massima libertà di espressione per la nostra poesia interiore.