Dal 29 gennaio all’8 febbraio 2026, l’ADI Design Museum di Milano ospiterà la mostra 工=藝 Ko = Ghei, un’esposizione che celebra l’eccellenza dell’artigianato tradizionale giapponese attraverso una selezione di opere che incarnano la fusione tra arte, ragione ed emozione. L’evento, patrocinato dal Comune di Milano, si inserisce nel Progetto di indagine pilota per l’espansione all’estero dei prodotti regionali promosso dall’Ufficio di Gabinetto del Governo del Giappone.
Il significato profondo di Ko = Ghei nell’arte giapponese
Il termine giapponese kogei 工藝, da cui deriva il titolo della mostra, racchiude una filosofia millenaria che integra concetti apparentemente opposti in un equilibrio perfetto. Ko rappresenta la tecnica e il processo produttivo, il sapere che permette di riprodurre e perpetuare le tradizioni nel tempo. Ghei indica invece la pratica creativa che armonizza corpo e spirito, generando bellezza attraverso l’esercizio artistico.
Questa dualità riflette la concezione giapponese dell’arte, dove ragione ed emozione coesistono in una tensione reciproca che eleva entrambe le dimensioni. Il koghei rappresenta così la bellezza che non sacrifica la funzione, l’intelligenza che non esclude l’emozione, mantenendo la sua rilevanza anche nell’era della digitalizzazione estrema.
Tesori nazionali viventi e maestri dell’artigianato
La mostra presenta le creazioni di alcuni dei più autorevoli maestri artigiani del panorama nipponico, inclusi due Tesori Nazionali Viventi: Sekijin ITO (Sekisui ITO V) e Jun ISEZAKI. Questi artisti incarnano l’eccellenza nelle arti della ceramica, della lacca e del kabazaiku, rappresentando una conoscenza riconosciuta dal governo giapponese come Bene Immateriale Culturale Importante.
Attualmente sono 126 i maestri insigniti di questo prestigioso titolo, figure che rappresentano un ponte tra passato e futuro attraverso tecniche raffinate e una filosofia maturata nel corso dei secoli. Le loro opere esprimono appieno la profondità della cultura giapponese, trasmettendo un patrimonio immateriale di inestimabile valore.
Le tecniche tradizionali in mostra
L’esposizione offre una panoramica completa delle maggiori espressioni dell’artigianato tradizionale giapponese. Tra le tecniche rappresentate spiccano il Mumyōi yaki, ceramica caratteristica dell’isola di Sado, e il kabazaiku, lavorazione artigianale della corteccia di ciliegio selvatico originaria di Kakunodate.
Particolare attenzione è dedicata al Wajima nuri, tecnica di laccatura tradizionale della città di Wajima, e al Bizen yaki, ceramica della città di Bizen che appartiene a una delle più antiche tradizioni ceramiche del Giappone. La mostra include anche prodotti Nousaku di fusione metallica e opere di alta oreficeria che testimoniano l’eccezionale maestria giapponese nella lavorazione dell’oro.
La metallurgia giapponese: un’arte millenaria
La tradizione metallurgica giapponese, introdotta nel periodo Yayoi (300 a.C. – 250 d.C.), ha attraversato i secoli evolvendosi costantemente. Con l’arrivo del Buddhismo dalla Cina nel VI secolo, quest’arte progredì rapidamente: nel periodo Nara (710-794 d.C.) fiorì la tecnica di doratura, mentre le lavorazioni con foglia e fili d’oro si perfezionarono nel periodo Heian.
Tra i periodi Muromachi (1392-1568), Momoyama (1573-1868) ed Edo (1600-1868), i maestri affinarono le tecniche di incisione e intarsio, definendo un’estetica tipicamente giapponese che continua a influenzare l’arte contemporanea.
Le kitamaebune: navi della cultura
Le tecniche esposte attestano il ruolo cruciale delle kitamaebune nella trasmissione della cultura materiale giapponese. Queste navi mercantili, attive dalla fine del XVII secolo fino alla fine del XIX secolo, navigavano lungo la costa del Mar del Giappone trasportando non solo merci, ma anche cultura e conoscenze tecniche tra le diverse regioni.
Grazie a un sistema commerciale unico che prevedeva la sostituzione del carico a ogni porto, le kitamaebune crearono una rete di scambi culturali che ha plasmato l’identità artistica di intere regioni. Sebbene le rotte marittime abbiano perso la loro funzione con lo sviluppo delle infrastrutture moderne, i territori un tempo collegati continuano a custodire importanti tradizioni culturali e industriali.
Un percorso espositivo tra funzione e bellezza
Il percorso espositivo di Ko = Ghei invita i visitatori a riflettere sul rapporto tra funzione e bellezza attraverso oggetti nati per essere usati: ciotole, tazze, contenitori per tè, vassoi, scatole e oggetti laccati. Questa selezione evidenzia come la concezione giapponese del bello sia intimamente legata all’utilità e alla vita quotidiana, ponendo al centro i valori di funzione, durata e riparabilità.
L’ingresso gratuito alla mostra rende questa esperienza accessibile a un pubblico ampio e diversificato, dal collezionista al semplice curioso, dall’appassionato di cultura giapponese a chiunque creda che la vera bellezza risieda nella consapevolezza e nella durevolezza. L’artigianato giapponese, che un tempo viaggiava per mare con le kitamaebune, oggi esce dai confini nazionali per diffondere il proprio valore nel mondo, partendo proprio da Milano.