Dal 26 novembre 2025 al 29 maggio 2026, la Galleria Fumagalli di Milano presenta un dialogo artistico inedito tra due giganti dell’arte contemporanea: Jannis Kounellis e Andy Warhol. La mostra Kounellis | Warhol. La messa in scena della tragedia umana: la classicità di Jannis Kounellis e il pop di Andy Warhol esplora le connessioni profonde tra due visioni apparentemente opposte ma unite dalla rappresentazione del dramma umano moderno.
Due maestri a confronto nella contemporaneità artistica
L’esposizione, ideata da Annamaria Maggi, rifiuta ogni semplificazione che possa appiattire le singolari identità dei due artisti. Al contrario, propone una riflessione critica sulle differenze ideologiche ed estetiche tra Kounellis e Warhol, evidenziando al contempo le loro tangenze culturali e la comune tensione verso la spiritualità.
Il progetto espositivo si arricchisce di un approfondimento presso il Museo San Fedele di Milano, dove dal 12 dicembre un’opera di Warhol dialogherà con l’installazione permanente di Kounellis Senza titolo, Svelamento del 2012, allestita nella cripta del museo.
Radici comuni tra Oriente e Occidente
Jannis Kounellis (Il Pireo, 1936 – Roma, 2017) e Andy Warhol (Pittsburgh, 1928 – New York, 1987) hanno segnato profondamente la storia dell’arte contemporanea. Entrambi espressione dell’Occidente, si sono sentiti figli di due città simbolo: Roma per Kounellis, capitale dell’antichità e del cristianesimo; New York per Warhol, motore del capitalismo e dell’immaginario globale del dopoguerra.
Tuttavia, entrambi mantengono legami profondi con le radici orientali delle loro terre d’origine: la Grecia ortodossa e mediterranea per Kounellis, la Slovacchia cattolica dalle influenze bizantine per Warhol. Queste eredità culturali permeano sottilmente le loro opere, creando una tensione spirituale che trascende i contesti profani.
L’icona come tensione verso l’assoluto
Per entrambi gli artisti, il concetto di icona non si riduce a semplice oggetto di culto mediatico. Nelle loro opere, l’iconografia mantiene una tensione verso il senso assoluto, pur manifestandosi attraverso linguaggi radicalmente diversi.
In Kounellis, questa tensione emerge attraverso un’estetica della materia che incorpora oggetti del lavoro e materiali poveri: ferro, carbone, lana, sacchi di iuta. Alla Galleria Fumagalli sono esposte strutture in ferro che sostengono sacchi di carbone, cappotti compressi, capelli trafitti da lame, oggetti che portano la traccia dell’esistenza umana e delle sue fatiche quotidiane.
Il dramma nascosto dietro la superficie pop
Nelle opere di Warhol esposte, il dramma umano si cela dietro i simboli del consumo e della celebrità. Le serie Knives e Shadows evocano la caducità e fragilità della vita, mentre le polaroid rappresentano un diario visivo di icone quotidiane, realizzate con l’immediatezza caratteristica di questo medium espressivo.
Dietro la superficie patinata delle immagini warholiane si nasconde un’intima spiritualità, un senso del tragico che trasforma figure comuni in icone moderne. Questa dimensione spirituale riflette la formazione religiosa dell’artista americano, spesso trascurata dalla critica ma fondamentale per comprendere la sua produzione.
Bellezza tragica e universalità del materiale
Nonostante le differenze ideologiche – Kounellis intellettuale ateo e marxista, Warhol ambiguo e profondamente religioso – entrambi si sono rivolti alla massa, al popolo, agli emarginati. La bellezza che emerge dai loro lavori è tragica ma mai disperata: rappresenta ciò che sopravvive al disincanto della Storia e del consumo.
Il terreno comune tra i due maestri si trova nella tragicità del quotidiano, nell’universalità del materiale e nella rigorosa etica dell’artista. Questa convergenza diventa particolarmente evidente nel contesto contemporaneo, dove le ideologie si sono dissolte lasciando spazio a nuove forme di dialogo artistico.
Un progetto editoriale di approfondimento
La mostra sarà accompagnata da un’importante pubblicazione che raccoglie contributi critici e memorie personali di autori quali Andrea Dall’Asta SJ, Demetrio Paparoni, Gianni Mercurio, Gerard Malanga, Lóránd Hegyi, Luca Massimo Barbero e Massimo Recalcati. Il volume, arricchito da un significativo apparato fotografico autoriale, sarà presentato dopo l’apertura dell’esposizione, offrendo ulteriori chiavi di lettura per questo dialogo artistico inedito.