Il Teatro Franco Parenti ospita dal 10 al 15 febbraio La gatta sul tetto che scotta di Tennessee Williams nella nuova regia di Leonardo Lidi. Lo spettacolo, con Valentina Picello e Fausto Cabra protagonisti, restituisce la radicalità originaria del testo nella traduzione di Monica Capuani.
Un classico americano in chiave contemporanea

ph LuigiDePalma
Considerato uno dei testi più controversi del teatro americano del Novecento, il dramma torna sulle scene italiane con una messinscena che interroga il presente. Lidi prosegue il percorso sui grandi autori novecenteschi, dopo l’esperienza con Čechov, utilizzando il repertorio come materia viva per esplorare le contraddizioni contemporanee.
La vicenda si svolge nel Sud degli Stati Uniti durante il compleanno di Big Daddy Pollitt, potente proprietario terriero. L’uomo ignora di essere malato terminale mentre attorno a lui si consuma una battaglia per l’eredità. Emergono le fratture familiari: l’avidità di Gooper e Mae, l’ipocrisia materna, l’autodistruzione di Brick e la disperata determinazione di Maggie.
Il cuore drammatico tra Brick e Maggie

ph LuigiDePalma
Il centro dell’opera risiede nel matrimonio senza intimità tra Brick e Maggie. Lei rifiuta di precipitare nel vuoto sociale, lui si rifugia nell’alcol per il lutto irrisolto dell’amico Skipper. La regia di Lidi rende visibile questo spettro, trasformandolo in figura scenica che porta con sé la verità mentre la famiglia si aggrappa a false rappresentazioni.
“Mi sorprende sempre pensare che l’ultimo testo di Tennessee Williams sia una riscrittura del Gabbiano di Čechov”, spiega il regista nelle note. “Questo amore ha creato un filo rosso che parte da Čechov, passa da Williams e arriva fino a Woody Allen.”
Lidi affronta il dramma come dispositivo politico ed emotivo. La messinscena costruisce uno spazio astratto dentro una scenografia bianca e marmorea, tomba della famiglia dove si consuma il testo crudo che valse il secondo Pulitzer a Williams.
Maggie, simbolo di resistenza contemporanea
In questa lettura, Maggie assume valore fortemente attuale: donna costretta a fingersi madre per essere riconosciuta dalla società, simbolo di un sistema che lega l’identità femminile alla funzione riproduttiva. La sua lotta diventa politica, attraversa il dramma come grido di resistenza.
Valentina Picello dà corpo a una Maggie vibrante e vulnerabile, mentre Fausto Cabra restituisce la fragilità emotiva di Brick. Orietta Notari e Nicola Pannelli compongono una coppia genitoriale grottesca, incarnazione delle contraddizioni del potere familiare.
Completano il cast Giuliana Vigogna e Giordano Agrusta come la coppia opportunista Mae e Gooper, Riccardo Micheletti nei panni dello spettrale Skipper, Greta Petronillo e Nicolò Tomassini.
Un allestimento tra realismo e astrazione
L’impianto visivo è affidato a Nicolas Bovey per scene e luci, che costruisce uno spazio monumentale capace di trasformarsi in architettura emotiva. I costumi di Aurora Damanti dialogano con la scena in sintesi tra realismo e astrazione simbolica, mentre il paesaggio sonoro di Claudio Tortorici amplifica la tensione narrativa.
La produzione del Teatro Stabile di Torino e del Teatro Stabile del Veneto presenta il testo per gentile concessione della University of the South, Sewanee, Tennessee. Lo spettacolo dura 110 minuti.
Programma e biglietti
Martedì 10 febbraio ore 20:00
Mercoledì 11 febbraio ore 19:45
Giovedì 12 febbraio ore 21:00
Venerdì 13 febbraio ore 19:45
Sabato 14 febbraio ore 19:45
Domenica 15 febbraio ore 16:15
I biglietti vanno da 18 a 38 euro con riduzioni per under30 e over65. La biglietteria si trova in via Pier Lombardo 14, telefono 02 59995206. Le prenotazioni sono disponibili scrivendo a biglietteria@teatrofrancoparenti.it.