Il 109° Giro d’Italia nasce in Bulgaria con la firma di Paul Magnier. Il velocista transalpino della Soudal Quick-Step, classe 2004, ha conquistato la tappa inaugurale della Corsa Rosa — la Nessebar-Burgas di 147 km — al termine di uno sprint condizionato da una caduta nell’ultimo chilometro, vestendo la prima Maglia Rosa della sua carriera nel Giro dei grandi. Ventidué anni e ventiquattro giorni: non è un dettaglio, è già una piccola storia.
Il gruppo — 184 corridori al via, partiti da Nessebar alle 14.03 — aveva percorso una frazione costruita lungo la costa del Mar Nero, pianeggiante nei tratti aperti e movimentata da due giri attorno a un circuito rapido a metà corsa, prima del rientro a Burgas su strade larghe e quasi rettilinee. La giornata sembrava scritta per i velocisti puri. Lo era, fino a quando una caduta nell’ultimo chilometro non ha ridisegnato la geometria dello sprint, spazzando via l’ordine atteso e con esso le ambizioni di Jonathan Milan, grande favorito della vigilia, rimasto fuori dal podio. Magnier, invece, ha trovato il varco giusto al momento decisivo: la preparazione di Jasper Stuyven lo ha portato in posizione di forza sulla soglia del rettilineo, e da lì il francese ha fatto il resto con sicurezza da veterano.
Ha preceduto il danese Tobias Lund Andresen della Decathlon CMA CGM Team e il britannico Ethan Vernon dell’NSN Cycling Team, entrambi nel medesimo tempo. Il cronometro si è fermato a 3h21’08”, con una media di 43.851 km/h.
“Sono molto emozionato e orgoglioso della mia performance e di quella del team”, ha detto Magnier a caldo, con il fiatone di chi ha appena chiuso una volata. “Nel finale volevamo stare davanti il più possibile per evitare cadute. Jasper Stuyven ha fatto un lavoro eccellente. È la prima volta che riesco a battere campioni come Milan: sento di aver compiuto uno step importante per la mia carriera.” In conferenza stampa, il tono si è fatto più riflessivo: “Sto vivendo un sogno. Ho lavorato duro tutto l’anno per arrivare al Giro d’Italia in grande condizione. Il mio obiettivo quest’anno era progredire, magari vincendo meno corse, ma di maggiore qualità. Il mio legame con l’Italia è forte — ho vinto al Giro della Lunigiana e al Giro Next Gen. Ora proverò a difendere la Maglia Rosa, ma saranno solo le gambe a decidere.”
È la Maglia Rosa, appunto, il sigillo più pesante di questa giornata. Magnier la indossò già al Giro Next Gen del 2024, quando il mondo delle corse maggiori era ancora un orizzonte. Adesso è realtà, e porta con sé il peso specifico dei numeri: ottantesimo successo di tappa francese nella storia del Giro d’Italia — i transalpini si impongono in almeno una tappa dal 2019 — e ventisettesimo sigillo da professionista per lui, terzo stagionale dopo le due frazioni della Volta ao Algarve di febbraio. L’ultimo francese a vincere in volata al Giro era stato Arnaud Démare a Cuneo nel 2022.
Le coordinate storiche di questa vittoria meritano di essere percorse con calma. Magnier è il secondo corridore francese più giovane a vestire la Maglia Rosa: 22 anni e 24 giorni, contro i 21 anni, 9 mesi e 3 giorni di Laurent Fignon a Cortona nel lontano 1982. È il sesto francese in rosa dopo la prima tappa, dopo Charly Grosskost, Bernard Hinault, Jean-François Bernard, Philippe Casado e Thierry Marie. Ed è la seconda Maglia Rosa francese di questo secolo, dopo Bruno Armirail nel 2023. Per la Soudal Quick-Step è il ritorno alla vittoria al Giro dopo un anno di digiuno — quattro successi nel 2024, poi il silenzio — con l’ultimo leader della corsa della squadra che risaliva a Remco Evenepoel nel 2023.
Nella classifica generale, Lund Andresen e Manuele Tarozzi della Bardiani CSF 7 Saber seguono a 4″. La Maglia Ciclamino è di proprietà di Magnier ma viene indossata da Lund Andresen; la Maglia Bianca va al portoghese Antonio Morgado dell’UAE Team Emirates-XRG; la Maglia Azzurra allo spagnolo Diego Pablo Sevilla del Team Polti VisitMalta, primo iberico a indossarla dopo Mikel Landa che vinse la classifica GPM nel 2017.
La Bulgaria, che per la prima volta nella storia ha ospitato la Grande Partenza di un Grande Giro, ha recitato la sua parte con discrezione: cielo sereno, diciotto gradi a Nessebar, venti alla partenza, mare piatto e luce di maggio sull’asfalto. Domani il Giro si sposta verso l’interno, verso Veliko Tarnovo, con 221 km attraverso le valli dei Balcani. Il finale è di quelli che separano le ruote veloci dai corridori da classiche: la salita del Monastero di Lyaskovets a 11 km dall’arrivo, poi una discesa, poi gli ultimi chilometri nell’abitato di Tsarevets con pendenze fino al 9% e qualche tratto in porfido. Non è più il giorno degli sprinter. La corsa, quella vera, comincia adesso.