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“Chi ha ucciso la politica: quando e perché abbiamo iniziato a odiare la democrazia?”, l’interessante saggio di Emanuele Cristelli.

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Emanuele Cristelli si inserisce nel sempreverde dibattito sulla crisi della democrazia rappresentativa con il suo nuovo saggio “Chi ha ucciso la politica: quando e perché abbiamo iniziato a odiare la democrazia?”, accompagnato da una prefazione di Luigi Marattin, Deputato della Repubblica e segretario del Partito Liberaldemocratico. Insieme all’On. Marattin, il saggista ha inoltre fondato l’associazione “Orizzonti Liberali”.

L’autore adotta una prospettiva sistemica che individua non una causa singola per la crisi della politica ma una concatenazione di scelte sbagliate e di narrazioni erronee, che l’hanno progressivamente svuotata del suo ruolo di guida del Paese. Il fulcro dell’opera risiede nell’idea che la delegittimazione della politica sia il risultato di una serie di “equivoci cognitivi”: risposte semplici a problemi complessi, adottate per placare nell’immediato il malcontento sociale ma incapaci di rafforzare realmente il tessuto democratico.

Uno dei contributi più interessanti riguarda l’analisi del rapporto tra politica, media e potere giudiziario: ne emerge un quadro in cui la spettacolarizzazione del conflitto e la sovrapposizione dei due piani informativo e giudiziario hanno contribuito a creare un clima di sospetto permanente. La politica, privata della presunzione di legittimità, è diventata un bersaglio costante, incapace di difendere la propria funzione senza apparire autoreferenziale.

Il saggio dedica inoltre ampio spazio alla trasformazione della comunicazione politica nell’era digitale: il fenomeno della disintermediazione – in cui leader e partiti aggirano i tradizionali intermediari (media, partiti, sindacati) per interloquire direttamente con i cittadini sfruttando i social network – viene analizzato come un mutamento culturale che ha inciso profondamente sulla forma-partito, favorendo modelli personalistici e plebiscitari che non aiutano la narrazione politica. In questo contesto, la democrazia si riduce a un flusso emotivo continuo e superficiale, governato da algoritmi e da logiche di visibilità.

La politica, sostiene implicitamente Emanuele Cristelli, deve assumersi nuovamente il rischio dell’impopolarità quando necessario, abbandonando le manovre ruffiane e spesso controproducenti. La crisi della politica nazionale viene inoltre letta come parte di una trasformazione più ampia: le sfide globali rendono evidente l’inadeguatezza degli strumenti tradizionali, ma l’assenza di una piena legittimazione democratica a livello sovranazionale contribuisce a rafforzare la sensazione di impotenza.

“Chi ha ucciso la politica: quando e perché abbiamo iniziato a odiare la democrazia?” propone una cornice concettuale utile per ripensare il rapporto tra cittadini, istituzioni e potere decisionale. È un contributo rilevante per chi si occupa di cultura politica, di teoria democratica e di trasformazioni della sfera pubblica, capace di stimolare un confronto serio su ciò che la politica è diventata e su ciò che potrebbe invece essere.

Genere: Saggistica
Pagine: 72
Prezzo: 10,80 €
Codice ISBN: 979-8285647911

Contatti

https://www.instagram.com/emanuelecristelli/

amazon.it/CHI-HA-UCCISO-POLITICA-democrazia/dp/B0FNR48XLC/

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