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Giandujotto con la j: la dolce storia torinese che conquista CioccolaTò 2026

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Il giandujotto torinese si prepara a essere protagonista assoluto di CioccolaTò 2026, l’evento internazionale dedicato all’eccellenza cioccolatiera che animerà Torino dal 13 al 17 febbraio 2026. Candidato al riconoscimento di Indicazione Geografica Protetta con la dicitura Giandujotto di Torino, questo piccolo cioccolatino dalla forma prismatica e dall’incarto dorato racchiude oltre due secoli di storia piemontese.

Dal diablottino al giandujotto: l’evoluzione del cioccolato torinese

La storia del giandujotto torinese affonda le radici nel Settecento con il diablottino, considerato il primo cioccolatino della storia. Prodotto in forma di piccolo disco e aromatizzato alla vaniglia, questo dolce divenne rapidamente popolare alla Corte dei Savoia, dove veniva servito durante la tradizionale Merenda Reale.

Il diablottino rappresenta un capitolo fondamentale ma spesso dimenticato dell’arte cioccolatiera italiana. Turismo Torino e Provincia ha ripreso questa tradizione settecentesca, proponendola nei caffè storici e nelle caffetterie delle Residenze Reali aderenti all’iniziativa.

Il blocco napoleonico e l’intuizione della pasta gianduja

Nel 1806, il Blocco Continentale istituito da Napoleone rese il cacao un bene di lusso quasi introvabile. I pasticcieri torinesi, con tipica ingegnosità piemontese, trovarono una soluzione geniale: utilizzare la nocciola tonda gentile delle Langhe per creare una nuova pasta di cioccolato.

Questa innovazione non solo risolse il problema della scarsità di cacao, ma diede vita a un sapore unico e inconfondibile. La pasta gianduja era nata, anche se il nome sarebbe arrivato solo decenni dopo, in un memorabile Carnevale torinese.

Carnevale 1865: nasce il nome giandujotto

La denominazione giandujotto torinese risale al Carnevale del 1865, quando un attore travestito da Gianduja distribuì per le strade di Torino strani manufatti avvolti in carta. Si trattava del primo cioccolatino della storia a essere incartato singolarmente, inizialmente chiamato Givù.

Grazie al testimonial d’eccezione della maschera cittadina, il dolce venne ribattezzato giandujotto. “Un concentrato di fascino e gusto che nasconde dietro ogni morso le trame di più di due secoli di storia”, come sottolineano gli organizzatori di CioccolaTò.

Le tecniche di produzione: tradizione e innovazione

Oggi il giandujotto torinese viene prodotto con due metodi distinti che riflettono filosofie diverse. Il metodo a estrusione rimane fedele alla tradizione: il composto viene deposto su piastra senza stampi, permettendo alla forma caratteristica di nascere naturalmente sotto la guida esperta del maestro cioccolatiere.

Il metodo a concaggio rappresenta invece l’approccio industriale, utilizzando stampi per modellare ogni singolo pezzo in modo uniforme. Entrambe le tecniche mantengono inalterato il gusto distintivo di questo simbolo torinese.

CioccolaTò 2026: il giandujotto protagonista dell’evento

Dal 13 al 17 febbraio 2026, CioccolaTò trasformerà Torino nella capitale mondiale del cioccolato. L’evento, che si svolgerà dal venerdì al Martedì Grasso passando per San Valentino, vedrà il giandujotto torinese assoluto protagonista.

Non solo degustazioni in Piazza Vittorio Veneto, ma anche laboratori specializzati, conferenze e percorsi tematici che racconteranno la storia della città attraverso il suo dolce più rappresentativo. CioccolaTò 2026 è promosso da Camera di commercio di Torino e Città di Torino, con il supporto di Regione Piemonte e organizzato da Turismo Torino e Provincia.

Il progetto gode del contributo di Fondazione Compagnia di San Paolo e Fondazione CRT, confermando l’importanza culturale ed economica di questo evento per il territorio piemontese. Un’occasione unica per celebrare un cioccolatino che, dal peso compreso tra 4 e 12 grammi, è diventato ambasciatore della dolcezza torinese nel mondo.

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