Il Parlamento italiano ha approvato definitivamente una riforma che cambierà il volto dell’esame finale delle scuole superiori. Con il decreto legge 127/2025, la Maturità 2026 segna un ritorno alle origini, recuperando persino il nome storico e introducendo modifiche che puntano a restituire serietà e autenticità a una prova che negli ultimi anni aveva mostrato crepe evidenti. Circa 500.000 studenti scopriranno da giugno 2026 un esame profondamente diverso, pensato per valutare non solo le conoscenze accumulate sui libri, ma anche la maturazione personale, l’autonomia critica e il senso di responsabilità di ciascun candidato.
La svolta più significativa riguarda proprio il cuore dell’esame: il colloquio orale. Nessuno potrà più sottrarsi a questo passaggio cruciale. Chi rifiuta di presentarsi senza motivazione valida non supererà l’esame e dovrà ripetere l’intero anno scolastico. Una decisione drastica che risponde direttamente alle proteste del 2025, quando numerosi studenti avevano scelto la “scena muta” all’orale, trasformando un momento di valutazione in una forma di contestazione che aveva messo in discussione l’intero sistema.
Il ritorno alle radici dell’esame di Maturità
L’esame riprende ufficialmente il nome di “Maturità”, abbandonando la denominazione tecnica di “Esame di Stato” utilizzata negli ultimi decenni. Non si tratta di un semplice cambio di etichetta. Il Ministero ha voluto sottolineare una filosofia diversa: l’obiettivo non è solo certificare competenze standardizzate, ma riconoscere un percorso di crescita individuale. La maturità diventa quindi un traguardo personale, non solo un voto finale su una pagella.
Questa visione si riflette nell’intera architettura della riforma. Ogni elemento è stato ripensato per ridurre l’ansia da prestazione standardizzata e valorizzare invece la capacità dello studente di dimostrare autonomia di pensiero e responsabilità nelle proprie scelte. Si abbandona l’idea di un esame come ostacolo burocratico da superare e si recupera quella di una verifica sostanziale della preparazione complessiva dello studente.
Quattro materie per un colloquio più mirato
Il colloquio orale si concentrerà su quattro discipline caratterizzanti dell’indirizzo di studi. Il Ministero comunicherà entro gennaio quali materie saranno oggetto d’esame, garantendo maggiore trasparenza e permettendo agli studenti di prepararsi con anticipo. Viene completamente eliminato il sistema precedente, che prevedeva l’avvio del colloquio attraverso l’analisi di un materiale scelto dalla commissione. Quel meccanismo aveva generato troppe incertezze e tensioni, trasformando spesso l’inizio dell’orale in un momento di spaesamento anziché di valorizzazione delle competenze.
Con quattro materie definite e note in anticipo, gli studenti potranno organizzare lo studio in modo più razionale. L’orale diventa un’opportunità per dimostrare padronanza degli argomenti fondamentali del proprio percorso, collegando conoscenze diverse e mostrando capacità di sintesi e argomentazione. La commissione potrà valutare più efficacemente la preparazione complessiva, senza dispersioni su territori troppo ampi o imprevedibili.
Commissioni snelle e seconda prova mirata
Le commissioni d’esame passano da sette a cinque membri: due commissari interni, due esterni e un presidente esterno. Una struttura più agile che dovrebbe garantire maggiore omogeneità nelle valutazioni e ridurre la complessità organizzativa che aveva spesso rallentato i lavori. Con meno commissari, aumenta anche la possibilità di un confronto più diretto e costruttivo durante le prove orali.
La seconda prova scritta diventa specifica per ogni indirizzo di studi. Nei licei classici gli studenti affronteranno latino o greco, mentre negli scientifici la scelta cadrà su matematica, fisica o scienze. Una novità importante riguarda proprio matematica: accanto agli esercizi tradizionali, compariranno quesiti di logica e comprensione del testo. L’obiettivo è valutare non solo la capacità di applicare formule, ma anche quella di ragionare in modo analitico su problemi complessi.
Condotta e bonus: quando il comportamento conta davvero
Il voto di condotta assume un peso determinante nella Maturità 2026. Chi ottiene cinque in condotta viene automaticamente bocciato, senza possibilità di appello. Chi raggiunge la sufficienza con sei dovrà però riscattarsi attraverso un elaborato critico sulla cittadinanza attiva, dimostrando capacità di riflessione sul proprio ruolo nella comunità scolastica e sociale.
Il sistema dei bonus finali viene modificato per premiare l’eccellenza. Gli studenti che raggiungono almeno novanta punti all’esame potranno ottenere un bonus di tre punti, mentre in precedenza questo vantaggio era riservato a chi superava quota novantasette. Inoltre, il punteggio massimo finale sarà accessibile solo a chi ha mantenuto almeno nove in condotta durante l’intero percorso scolastico. Una scelta che intende valorizzare non solo la preparazione accademica, ma anche l’atteggiamento responsabile e rispettoso nei confronti della comunità scolastica.
La formazione scuola-lavoro entra nella valutazione
I percorsi per le competenze trasversali e l’orientamento cambiano denominazione e sostanza. Si chiamano ora “formazione scuola-lavoro” e assumono maggiore rilevanza nella valutazione complessiva dello studente. Non saranno più considerati un adempimento formale, ma un’esperienza significativa che contribuisce alla maturazione personale e professionale.
Questa integrazione riflette una visione più ampia della preparazione scolastica. L’esperienza nel mondo del lavoro, i progetti realizzati con aziende o enti esterni, le competenze trasversali sviluppate attraverso questi percorsi entreranno nel giudizio finale. La scuola riconosce così che la maturità non si costruisce solo sui banchi, ma anche attraverso il confronto con contesti reali e sfide concrete.
Un esame che guarda al futuro della scuola italiana
La riforma della Maturità 2026 rappresenta un tentativo ambizioso di ridare credibilità a un esame che negli ultimi anni aveva perso parte della sua autorevolezza. Le proteste del 2025, con studenti che avevano scelto il silenzio all’orale come forma di contestazione, hanno evidenziato una crisi di legittimità che non poteva essere ignorata. Il Ministero ha risposto con una riforma che punta sulla responsabilizzazione individuale: chi sceglie di non affrontare l’orale ne paga le conseguenze, ma chi si impegna trova un sistema di valutazione più chiaro e trasparente.
Resta da vedere se queste modifiche riusciranno davvero a trasformare la Maturità in un momento di verifica autentica della crescita degli studenti. Le 500.000 ragazze e ragazzi che affronteranno l’esame nel 2026 saranno i primi a testare sulla propria pelle l’efficacia di questa riforma. Il loro percorso dirà se il ritorno alla Maturità è davvero un passo avanti verso una scuola più seria ed esigente, o se serviranno ulteriori aggiustamenti per un esame che riesca finalmente a valutare non solo ciò che gli studenti sanno, ma anche chi sono diventati attraverso il loro percorso scolastico.