La città sabauda si prepara a festeggiare un anniversario che sa di leggenda. Venticinque anni fa, la Mole Antonelliana spalancava le porte a un progetto visionario: trasformare il simbolo architettonico di Torino in un tempio dedicato alla settima arte. Oggi, il Museo Cinema celebra questo traguardo con Il Tempio del Cinema, un volume che racconta una storia di passione, determinazione e cultura.
Quando l’architettura sposa il cinema

L’incontro tra la guglia di Alessandro Antonelli e la collezione di Maria Adriana Prolo sembrava scritto nelle stelle. Due ossessioni magnifiche, separate da un secolo, che si sono fuse in un’esperienza culturale unica al mondo. Il volume edito da Allemandi – quasi 200 pagine in formato verticale che omaggia la struttura della Mole – racconta proprio questa alchimia irripetibile.
Carlo Chatrian, direttore del Museo Cinema, ha curato un progetto editoriale che va oltre la semplice commemorazione. Le pagine si aprono su testimonianze vivide, ricordi autentici di chi ha contribuito a trasformare un sogno in realtà culturale. Non c’è retorica celebrativa, ma il racconto sincero di un’avventura collettiva che continua a scrivere pagine importanti per il panorama culturale italiano.
La Mole raccontata con occhi nuovi
Giuseppe Culicchia apre la prima sezione descrivendo il suo incontro folgorante con l’edificio: una bottiglia di champagne proiettata verso il cielo, la stella al posto del tappo. L’immagine poetica dello scrittore cattura l’essenza di una costruzione che sfida le leggi della fisica e dell’immaginazione.
Gianfranco Gritella, l’architetto che ha reso possibile l’allestimento museale tra il 1994 e il 1999, offre invece una ricostruzione tecnica rigorosa. Le immagini d’archivio documentano ogni fase della trasformazione, permettendo di apprezzare la complessità ingegneristica che si nasconde dietro la bellezza apparente.
Maurizio Puato, alpinista e manutentore storico della Mole, ribalta la prospettiva. Non più lo sguardo dal basso, ma la città vista dall’alto, attraverso gli occhi del gigante di mattoni che veglia su Torino. I suoi racconti rivelano dettagli architettonici normalmente preclusi al pubblico, trasformando la manutenzione ordinaria in un’avventura straordinaria.
Quaranta volti del cinema contemporaneo

L’inserto fotografico di Riccardo Ghilardi rappresenta il cuore pulsante del volume. Quattro anni di lavoro per immortalare 40 artisti nazionali e internazionali negli spazi del Museo Cinema. Non semplici ritratti, ma un dialogo visivo tra passato e presente, dove le star contemporanee rievocano film iconici accanto alle collezioni storiche.
Alcune immagini sono state realizzate in condizioni rocambolesche: gli artisti e il fotografo sospesi in imbragature sulla sommità della Mole, per catturare angolazioni impossibili. Un’audacia che ricorda quella di Antonelli stesso.
Dal 12 novembre 2025 al 1° marzo 2026, una selezione di questi scatti sarà esposta alle Gallerie d’Italia di Torino, curata da Domenico De Gaetano. Un piano sequenza fotografico che racconta il cinema dalle origini ai giorni nostri, celebrando il patrimonio straordinario custodito tra le mura della Mole.
Torino, set a cielo aperto

Annalena Benini, direttrice del Salone del Libro, confessa di aver conosciuto la città attraverso Profondo Rosso e La donna della domenica. Il cinema ha plasmato l’immagine di Torino nell’immaginario collettivo, creando una geografia emotiva che si sovrappone a quella reale.
Dario Argento firma un contributo che svela retroscena e aneddoti delle sue produzioni torinesi. Il Maestro dell’horror ha trasformato i viali austeri della città sabauda in scenari perfetti per le sue visioni. Un rapporto intimo e profondo, raccontato con il trasporto di chi considera Torino una co-protagonista delle proprie opere.
Stefano Boni, conservatore del Museo Cinema, guida i lettori attraverso le collezioni con un titolo cinematografico: Scene da un Patrimonio. Il percorso collega la storia della settima arte con quella delle acquisizioni museali, estendendosi oltre la Mole verso i depositi dove si conservano e restaurano documenti preziosi.
L’eredità di Maria Adriana Prolo
Donata Pesenti Campagnoni, memoria storica del museo, ha compiuto un’operazione di archeologia culturale straordinaria. Attraverso le agendine della fondatrice, emerge il ritratto di una donna caparbia e visionaria. Ogni annotazione racconta la dedizione quotidiana necessaria per trasformare un’idea in istituzione.
L’Associazione Museo Nazionale del Cinema ricorda che l’atto costitutivo venne firmato il 7 luglio 1953 in Via Riberi 7, sul retro della Mole. Una scelta geografica non casuale: già allora, l’edificio simbolo rappresentava l’orizzonte ideale per un progetto così ambizioso.
“Il Museo Nazionale del Cinema è davvero come lo descrivono, un tempio dedicato ai film e alla loro storia”.
Martin Scorsese
Un sigillo prestigioso
Martin Scorsese impreziosisce il volume con una postfazione tratta dal discorso pronunciato in occasione del Premio Stella della Mole 2024. Il regista definisce il Museo Cinema “un tempio dedicato ai film e alla loro storia“, riconoscendo l’eccezionalità di un’istituzione che sa coniugare conservazione e innovazione.
Durante la sua visita torinese, Scorsese ha manifestato grande ammirazione per le collezioni e ha tenuto una masterclass affollatissima al Cinema Massimo. Un momento di condivisione che testimonia la capacità del museo di attrarre i più grandi nomi del cinema mondiale.
Uno sguardo al futuro
Enzo Ghigo, presidente del Museo Cinema, annuncia progetti ambiziosi per i prossimi anni. Il rifacimento di alcune aree, nuovi sistemi di accoglienza, l’ampliamento degli spazi espositivi. Un “nuovo” museo che manterrà la propria anima inclusiva e coinvolgente, capace di dialogare tanto con il cinefilo esperto quanto con il visitatore occasionale.
Le sinergie internazionali si moltiplicano, coinvolgendo non solo la Mole ma l’intero ecosistema culturale: Cinema Massimo, Cineteca, Bibliomediateca, depositi. Senza dimenticare i festival che animano la città: Lovers Film Festival, CinemAmbiente, Torino Film Festival e Torino Film Lab.
L’alleanza tra istituzioni pubbliche e private sostiene questa crescita. Regione Piemonte, Città di Torino, Fondazione Compagnia di San Paolo e Fondazione CRT continuano a investire su un patrimonio che genera valore culturale ed economico per l’intero territorio.
Il volume Il Tempio del Cinema non è solo una celebrazione del passato, ma uno strumento per guardare avanti. Le 200 pagine riccamente illustrate custodiscono la memoria di un’avventura straordinaria e proiettano il Museo Cinema verso nuove sfide, mantenendo vivo quello spirito pionieristico che ha animato Maria Adriana Prolo e tutti coloro che hanno creduto nel suo sogno.